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La
psicoterapia dinamica breve e Freud, il suo ideatore.
I
primi casi trattati da Sigmund Freud con il metodo psicoanalitico sono
stati di breve se non brevissima durata (E. Gilliéron, 1997): Emmy V.N.
(sette settimane), Lucy R. (nove settimane), come anche il famoso caso
di Dora (tre mesi). Per questo motivo possiamo affermare che Freud fu
l'iniziatore inconsapevole di quelle che poi divennero le psicoterapie
dinamiche brevi. Inizialmente
per Freud il tempo non rappresentava un criterio fondamentale della sua
tecnica: in seguito, invece, l'atemporalità della cura psicoanalitica
venne da lui stesso incoraggiata in quanto tale qualità rappresentava
il medesimo principio organizzatore della vita psichica inconscia. Quale
modo migliore, per affrontare l'inconscio dei pazienti, se non quello
di adottare lo stesso principio (l'atemporalità, appunto) durante il
trattamento terapeutico? Dunque la psicanalisi iniziò a trasformarsi in
un trattamento senza termine. Ma è anche noto che il padre della psicoanalisi poco si dedicò alle
questioni strettamente tecniche, privilegiando al contrario le questioni
più prettamente teoriche. Non avevano la stessa opinione gli allievi ed
i successori di Freud che, spinti anche da situazioni di emergenza (come
le guerre mondiali) sono stati i fondatori delle psicoterapie di breve
durata. La messa a punto di
tali tecniche, come avremo modo di vedere, permettevano al paziente di
mettere in atto dei cambiamenti psichici in tempi evidentemente più brevi rispetto alla psicoanalisi in senso stretto. Tra
gli psicoanalisti che hanno dato vita alla rottura con la teoria
classica e alla nascita delle psicoterapie brevi, si deve ricordare Sandor
Ferenczi, il quale attribuiva all'analista un ruolo attivo (il
terapeuta doveva dare vere e proprie direttive al paziente, spingendolo
ad esempio ad affrontare in modo diretto le proprie paure e a rinunciare
a soddisfazioni "nevrotiche"). Lo psicoanalista analizzava il
rapporto tra la relazione affettiva precoce (remota) e quella attuale (inclusa
quella terapeutica), fissando precocemente un termine al trattamento. Il
ripetersi, nella situazione analitica, di esperienze traumatiche di
vecchia data, avrebbe permesso al paziente di riviverle, elaborarle e
superarle definitivamente. L'idea
di terapia come elemento "correttivo" della vita psichica del
paziente fa parte anche della tecnica di Alexander (1946), ex allievo di Ferenczi ed inizialmente
psicoanalista tra i più ortodossi. Lo psicoanalista, secondo l'autore,
doveva dare vita, nel paziente, ad una "esperienza emozionale
correttiva", cioè far ricordare ma soprattutto rivivere e
ritrascrivere al paziente un'esperienza traumatica del passato nella
situazione terapeutica attuale, evento che gli avrebbe permesso di
eliminare la coazione a ripetere (Freud) e di uscire dal circolo
nevrotico. Oltre a questo nuovo concetto, Alexander inizia a modificare
la frequenza dei colloqui in base al caso, a dare direttive al paziente
in merito a questioni di vita quotidiana, e a prepararlo al termine
della terapia con alcune sospensioni del trattamento psicologico poco
prima della fine degli incontri. Nel
1941 avrà luogo a Chicago il primo congresso sulla Psicoterapia breve. Nel
1968, Bellak e Small idearono
la tecnica di presa in carico in sole 6 sedute (ma solo in situazione di
crisi acuta del paziente). Negli
stessi anni, Balint, allievo
di Ferenczi, identifica i fattori che conducono ad una prognosi
favorevole al trattamento psicoanalitico di breve durata, tra i quali
individua il forte desiderio di cambiare attraverso una migliore
conoscenza di sé e la focalizzazione della cura. La
tecnica di Balint si caratterizza per alcuni elementi: -
il
dispositivo "faccia a faccia" (in cui il lettino viene eliminato e
paziente e terapeuta si trovano seduti faccia a faccia) -
l'immediata
fissazione di un limite temporale all'analisi -
la
formulazione di una ipotesi psicodinamica di base -
una
tecnica interpretativa attiva, nella quale viene posta attenzione selettiva
agli elementi riferibili all'ipotesi psicodinamica iniziale e non vengono
considerati gli elementi che se ne allontanano. Fondamentalmente,
le psicoterapie brevi ad orientamento psicoanalitico si distinguono dalla
psicoanalisi vera e propria per le seguenti caratteristiche fondamentali: 1.
la limitazione temporale del
trattamento, decisa quasi subito (o almeno nei primi 4 colloqui iniziali),
che porta come conseguenza un ridotto numero di incontri, se paragonati con la
tecnica freudiana; 2.
il dispositivo "faccia a faccia",
col quale viene abbandonata la modalità "divano-poltrona"; 3.
la focalizzazione sul conflitto attuale,
sempre in relazione al conflitto remoto infantile. Sifneos
è
l'ideatore di due diverse forme di psicoterapie psicoanalitiche brevi:
la psicoterapia ansiolitica o di supporto (il cui scopo è ridurre il
tasso di ansia del quale quel dato paziente soffre) e la STAPP (terapia
che ha lo scopo di provocare una situazione ansiosa per il paziente, ed
in seguito stimolare nel paziente la presa di coscienza ed infine la
risoluzione del problema). A queste due forme di terapia possono fare
appello solo alcuni pazienti: coloro che soffrono di una nevrosi
definita "genitale" (quindi pazienti meno gravi), pazienti dotati di
un buon livello intellettivo, buona capacità di entrare in relazione
col terapeuta, forte motivazione al cambiamento, storia infantile
costellata da scambi significativi con i caregiver. Anche la durata del
trattamento risulta in rottura con l'atemporalità dell'analisi
classica: da 12 a 18 sedute. Davanloo,
fondatore della Società di Psicoterapia Breve, ritiene che fin dal
primo colloquio il terapeuta debba essere in grado di formulare una
diagnosi a livello clinico, dinamico, genetico. Secondo l'autore, sono
i pazienti più gravemente disturbati a rispondere positivamente alla
psicoterapia breve: per tale motivo non viene fissato un termine alla
fine del trattamento (che però dura dalle 15 alle 30 sedute). I criteri
per la selezione dei pazienti sono due: la motivazione del paziente e la
focalizzazione su un'area conflittuale principale. Infine
non possiamo non ricordare Gilliéron (1994; 1997), ideatore di un "metamodello" nel quale
si sottolineano le reciproche influenze di terapeuta e paziente, la
formulazione di una diagnosi precoce, il mantenimento di un preciso
setting, l'obiettivo del cambiamento psichico. Lo sviluppo psichico ed
i suoi tre livelli biologico, psicologico e sociale/culturale,
rappresentano la base dalla quale poter partire per qualsiasi tipo di
intervento. Durante
gli iniziali quattro colloqui, nella fase dell'indagine
psicodinamica breve, il terapeuta formula un'ipotesi
psicodiagnostica di base che gli permetterà, alla fine del quarto
incontro, di avere un iniziale orientamento diagnostico su quella che è
l'organizzazione di personalità del paziente e di decidere, in
accordo con le esigenze del paziente, se proseguire o meno il percorso,
dando inizio in maniera ufficiale, seguendo le orme del padre della
psicoanalisi, ad una vera e propria psicoterapia
breve di ispirazione psicoanalitica. |
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